Cinema Irlandese

cinema irlandeseHo deciso di parlarvi del cinema irlandese, perché sono certa che pochi di voi lo conoscano, difatti, si tratta di un’arte che ha risentito fortemente sia della produzione cinematografica americana e sia della Potenza inglese. Per spiegarlo con le statistiche, intorno al 1922, in Irlanda, il 90% dei film in circolazione erano americani.

La prima proiezione cinematografica in Irlanda risale al 1896, a Dublino e il primo cinema è stato aperto, niente di meno che da James Joyce nel 1909, si chiamava il cinema Volta.

Per tutto il primo decennio dalla nascita del cinema, fino a molto tempo dopo, in Irlanda, si produssero solo film in cui l’americanismo sopprimeva quasi del tutto la storia dell’Irlanda: storie in cui si ribadiva il sogno Americano, meta di fuga, sia dalla povertà che dall’oppressione inglese.

Per parlare del cinema irlandese è davvero impossibile non parlare della storia del paese: tutti conosceranno la complicata e sanguinosa guerra d’indipendenza irlandese che scoppiò nel 1919; l’esercito irlandese, che verrà in seguito conosciuto come IRA- Irish Republican Army  - è guidato da Michael Collins. Il 21 novembre del 1920 è ricordato e sarà ricordato per sempre come la Domenica di sangue - Bloody Sunday (come il titolo di una canzone degli U2). Quattordici presunti agenti britannici sono stati uccisi dall’IRA, e per rappresaglia, dodici civili irlandesi sono stati uccisi dai Black and Tans (veterani dell’esercito inglese) allo stadio Croke Park di Dublino.

Il 6 dicembre del 1923, dopo una lotta all’ultimo sangue, i due Paesi s’impegnarono a firmare il trattato di pace, proclamando l’indipendenza di ventotto contee irlandesi che formarono lo Stato Libero d’Irlanda (Free State). Purtroppo altre sei contee del nord est rimasero sotto il dominio britannico. La firma del trattato di Pace, a queste condizioni portò a una spaccatura del movimento repubblicano, una a favore del mantenimento della posizione strategica irlandese all’interno dell’impero britannico, l’altra a favore della totale indipendenza dello Stato irlandese. Si crearono così due gruppi politici che poi evolsero nei due principali partiti irlandesi: Fine Gael (conservatori) e Fianna Fail (repubblicani). Inizialmente fu l’ala conservatrice a governare nel Free State irlandese, la quale, tra le altre cose, si occupò di censurare molti film associati all’attività sovversiva dell’IRA. Inevitabilmente, la censura e il poco interesse dei privati a finanziare i film, portò ad una produzione cinematografica decisamente arida. Pochi i film che raccontavano gli avvenimenti storici, più che altro si producevano trame che raccontavano la Guerra d’indipendenza, mostrando il nazionalismo irlandese, ma in sostanza nessun film trattava dell’autentica storia dell’IRA e del conflitto civile derivato dalla Guerra d’Indipendenza.       

Il Free State adottò misure protezionistiche non solo in economia ma anche in ambito socio culturale s'impose il proibizionismo: vietò il divorzio e ogni pratica contraccettiva, la letteratura e il cinema, e perfino la danza moderna. Stato, chiesa, informazione, tutti concorrevano a questo severissimo controllo della vita dei cittadini: tutto questo naturalmente, oppresse il Paese escludendolo per quasi quarant’anni dal flusso culturale europeo. In quarant’anni vietarono 2600 film e ordinarono tagli a oltre 6000 film.

Potete ben immaginare quindi, qual era la situazione culturale dell’Irlanda e quanto fosse difficile per i bravi cineasti irlandesi poter impegnarsi nel loro lavoro; difatti tutti emigrarono in America. I cineasti angloamericani hanno la grave colpa di aver diffuso e rinforzato gli stereotipi sull’Irlanda, descrivendo un Paese in forte ritardo sul progresso civile e per lo più abitato da primitivi. Per fare un esempio: L’uomo tranquillo di John Ford, nativo irlandese, il quale fissò i canoni di un sentimentalismo irish-american, presente fino ai giorni nostri; oppure Cuori ribelli di Ron Howard.

Dalla fine degli anni ’50, finalmente si aprì una nuova epoca per l’Irlanda che coincise con il ritiro dal governo, nel 1959, dell’ormai settantasettenne Eamon De Valera. Al suo posto Sean Lemass, repubblicano, dotato di un energico spirito imprenditoriale, si lasciò alle spalle le politiche protezionistiche e puntò invece, al risanamento e rimodernamento dello stato.

Nel ‘58 nacquero gli studi cinematografici Ardmore che però produssero tra il 1958 e il 1972 solo film diretti e interpretati da stranieri. Nel 1982 gli studios furono comprati da una compagnia americana e ospitarono produzioni televisive o veri e propri blockbuster, tra i quali il già citato Cuori ribelli e il famosissimo Braveheart di Mel Gibson: redditizie operazioni commerciali che avevano poco a che fare con l’identità cinematografica irlandese. Negli anni ’70 iniziò a mostrarsi una maggiore libertà creativa, uno dei registi irlandesi indipendenti e autodidatti, fu Bob Quinn il quale, con il suo Lament for Art O’Leary, sostenne l’esistenza di un’irrimediabile incompatibilità tra inglesi e irlandesi. Nel 1981 aprì il primo Ente di Stato per la cinematografia, l’Irish Film Board e una conseguenza immediata di questo fu l’emergere della tanto accesa generazione di cineasti indipendenti capace per la prima volta di guardare con occhio critico alla società e alla cultura del Paese.  Negli anni ’90, tre registi irlandesi fecero davvero la differenza: Pat O’ConnorJim Sheridan e Neil Jordan, i quali ebbero intenzione di fare film che avessero mercato mondiale, portando tematiche e punti di vista irlandesi all’interno di essi.

Ora, andando più nello specifico, vorrei farvi conoscere, per chi non ha avuto il piacere di vedere suoi film, o per chi, invece ne è già affascinato, Neil Jordan, il cineasta sicuramente più famoso nella storia irlandese e per me il più eclettico e talentuoso.

Voli economici per l'Irlanda seleziona il tuo aeroporto di partenza dall'Italia o dall'estero e scegli tra decine di compagnie, tra cui Ryanair, Easyjet e tante altre e vola con prezzi super convenienti. Risparmia fino al 50%...