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L'Irlanda si è presentata fino al primo quinquennio del XXI secolo come uno dei maggiore paesi a sviluppo economico e sociale in Europa. Dalla sua decennale entrata nella Unione Europea (1973), la sua economia è stata presa a modello da altre nazioni e governi, tanto da venire chiamata la 'Tigre Celtica' dagli analisti economici internazionali. La recente crisi finanziaria (2008-2010) è stata causata in particolare da particolari manovre bancarie e politiche legate alla globale recessione economica avvertita da tutto il mondo. Questo ha comportanto un conseguente eco politico senza precedente dagli anni '80, portanto ad una inversione drammatica inversione di marcia economica entro il 2008, con una contrazione del PIL del 14% ed una disoccupazione a livelli del 14% entro il 2010. Ciò non toglie che l'economia del paese, dagli anni novanta e per due decenni consecutivi, e comunque oggi ottimista di una propria concreta ripresa, abbia contribuito a dare avvio ad un forte sviluppo sociale alla nazione.
Nel 1922 (anno di indipendenza dal Regno Unito), l'Irlanda era una nazione sostanzialmente povera, pervasa ancora da un forte spinta migratoria verso il Nord America e il Regno Unito e in continua difficoltà per le conseguenze lasciate dalla grande carestia dei 70 anni precedenti. L'Irlanda riuscirà a riscattare il proprio destino solo nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. I sintomi di una vera e propria ripresa, o meglio di un totale sviluppo economico emergono dagli anni '80-90 del secolo scorso.
Dopo l'entrata dell'Irlanda nell' Unione Europea (1973), si assiste infatti ad un vero e proprio boom economico e sociale senza precedenti nella storia millenaria dell'isola. Tra gli elementi che portarono a questi risultati, una sicura e potente organizzazione amministrativa statale e locale orientata in particolare verso il mercato estero (in particolare gli USA e l'UE). Ottimi i risultati di una serie di riforme economiche pensate ed attuate alla fine degli '80 che miravano alla semplificazione del sistema tributario e all'investimento nel settore lavorativo. Molti economisti hanno ritenuto che il precedente sviluppo economico dell'Irlanda sia dovuto alla crescita del credito con un basso tasso di imposizione delle imprese (da 10 a 12,5 per cento per tutta la fine degli anni 1990), e dai trasferimenti netti (4% del prodotto nazionale lordo) da parte dei membri dell'Unione europea come la Germania e la Francia.
In relazione ai settori economici, il settore terziario era ed tuttora è il settore trainante del paese soprattutto in termini di forza lavoro. Il settore agricolo continua a costituire circa il 7% del PIL e dell'esportazione totale con una forza lavoro occupata di circa il 10%. Il settore industriale oscilla circa al 40% del PIL con una forza lavoro occuppata del 29% (dati 2006). Numerosa la presenza di multinazionali estere, la cui presenza era incentivata dai bassi costi fiscali e dall'alto livello professionale dei lavoratori occupati.
Tra le multinazionali presenti ricordiamo Dell, Intel, IBM, Pfzer, Apple, o le tessili come la Fruit of the Loom. Il settore trainante rimane comunque il terziario che naturalmente vive in particolare dei benefici che arrivano dal settore secondario. Esso infatti raccoglie ben più del 60% della forza lavoro dell'Irlanda che rimane occupata in particolare nei settori dell'assistenza ai clienti come call centers (presentatosi fortemente competitivo rispetto ai paesi asiatici in particolare per la padronanza della lingua inglese), servizi legali, ristorazione e naturalmente turismo.
Negli anni 2004-2005 l'economia è stata caratterizzata da un aumento dei consumi (a riflesso di una maggiore capacità di spesa della popolazione e di una conseguente mobilità del denaro) e da un aumento degli investimenti commerciali. Il tutto ha portato alcune aree come Cork e Limerick al pieno sviluppo economico. Nel giugno del 2007 le figure economiche sull'inflazione già suggerivano una sua crescita superiore alla media europea. In precedenza, il mercato del lavoro era comunque ben organizzato e fiorente, con un basso indice di disoccupazione. La paga salariale minima obbligatoria è arrivata agli 8.65 euro (1 Luglio 2007). Il reddito annuale di 17,600 euro nello stesso periodo costituiva la base minima di non tassabilità. L'assegno di disoccupazione a fine Gennaio 2007 era di 181,80 euro alla settimana. Si aggiunge che la società irlandese è stata efficacemente assistita dallo stato nella sua politica di Welfare, garantendo e fornendo ai cittadini il diritto all'educazione (gratuita), all'assistenza sanitaria di base (gratuita per i disoccupati e per le fascie economicamente svantagiate), all'assistenza ospedaliera (gratuita per tutti), ad un adeguato sistema pensionistico (tra i più alti in Europa).
Lo stato ancora è presente in alcuni importanti settori dell'economia nazionale i quali rimangono comunque aperti ad un mercato altamente privato e competitivo. Una politica di privatizzazione è in atto già da tempo sulle restanti aziende statali (vedi per esempio la privatizzazione della compagnia aerea di bandiera dell'Irlanda, la Air Lingus, nel 2006). La politica fiscale è stata il vero successo dello sviluppo irlandese ma anche la sua debolezza più grande.
In linea con la recessione mondiale, lo slancio della Tigre Celtica si è bruscamente rallentato nel 2002, dopo sette anni di crescita elevata. L'Irlanda è stata uno dei principali protagonisti nel settore IT e la sua economia è stata anche influenzata da una forte riduzione degli investimenti in tecnologie dell'informazione (IT) in tutto il mondo. Secondo gli analisti tuttavia, la recessione economica in Irlanda non è stata tanto una recessione ma piuttosto un rallentamento del tasso di espansione economica. Segnali di ripresa evidente si sono avuti alla fine del 2003 ma entro la fine di gennaio 2009, il debito pubblico irlandese era diventato il più a rischio della zona euro, superando quello della Grecia. Nel novembre 2010 il governo irlandese ha pubblicato il Piano nazionale di recupero, che mira a riportare l'ordine nelle finanze pubbliche ed il disavanzo in linea con l'obiettivo comunitario. La crescita economica è stata del 4,7% nel 2007, di -1,7% nel 2008 e -7,1% nel 2009. Vista nel lungo periodo l'economia del paese è stata caratterizzata da periodi di forte alternanza ed oggi nuovamente gli analisti dichiarano che l'Irlanda è ufficialmente uscita dalla recessione nel 2010 a seguito di una nuova crescita. La Commissione europea prevede infatti che l'economia irlandese crescerà del 3% nel 2011, la più rapida crescita prevista per ogni stato membro dell'UE.
Anche da un punto di vista economico l'Irlanda è una nazione ancora tutta da esplorare e, si spera, da non sfruttare. |