La rappreseglia di Londra in Irlanda del Nord e le proteste nelle carceri

Irlanda

La rappreseglia di Londra in Irlanda del Nord e le proteste nelle carceri


 


Storia dell'Irlanda
La rappreseglia di Londra in Irlanda del Nord e le proteste nelle carceri

Di fronte alla violenza il governo britannico adottò misure straordinarie, che scatenarono le dure critiche dei governi internazionali. Cominciò con il revocare il Parlamento Nord irlandese di Stormont per riprendere in mano l'amministrazione del paese. Le violenze non si placavano nemmeno all'interno delle prigioni in cui i cattolici e i membri dell'IRA vengono incarcerati e torturati. Molti sono stati in quel periodo gli errori giudiziari. La stretta repressiva del potere centrale britannico giunse al culmine nel 1976, quando il governo di Londra decise di privare i militanti repubblicani irlandesi, condannati per reati associati al conflitto, dello status di prigioniero politico. Questa abolizione prevedeva, tra le altre misure, che i prigionieri indossassero l'uniforme carceraria smettendo i vestiti civili. I prigionieri opposero un netto rifiuto e diedero inizio alla blanket protest. Si vestivano solo con una coperta e nel giro di poco tempo esasperarono la loro protesta dando inizio anche alla no wash protest con cui rifiutavano di lavarsi, radersi e svuotare i buglioli delle celle. In poco tempo la situazione igienica nelle prigioni divenne critica. Queste forme di protesta, eclatanti, proseguirono fino al 1980 quando alcuni prigionieri delle carceri di Maze e di Armagh decisero di attuare ad oltranza lo sciopero della fame, con l'obiettivo di imporre ai britannici il rispetto dei diritti dei prigionieri: quello di poter tornare ad indossare abiti civili, di astenersi dal lavoro carcerario, di potersi liberamente riunire, di autorganizzarsi, di poter aspirare alla riduzione di pena. Nessuna di queste richieste venne concessa dal governo inglese a coloro che venivano considerati unicamente dei pericolosi terroristi.

La prima vittima di questa forma di protesta fu Bobby Sands, che venne candidato alle elezioni politiche del 10 aprile con lo scopo è quello di farlo eleggere in Parlamento. Sands rifiutò qualsiasi forma di compromesso con il governo centrale britannico e scelse di morire di fame, dopo 66 giorni di agonia, all'età di 27 anni. Ai suoi funerali parteciparono oltre 100.000 persone. Dopo Bobby Sands altri nove ragazzi fecero la sua stessa fine. Londra era ben lontana dal cedere. La tensione tra cattolici irlandesi e governo britannico era ormai giunta al limite. La morte degli scioperanti ottenne il risultato di porre la causa dell'Irlanda del Nord agli occhi del mondo. Questo rappresentò un successo politico anche per l'IRA che forte del consenso che andava raccogliendo, intensificò la sua azione armata, compiendo centinaia di attentati sia in Irlanda del Nord sia in Gran Bretagna. Durante tutto l'arco gli anni '80 la violenza continuò a dilagare: omicidi ed esecuzioni avvennero da entrambe le parti, con una crescita notevole degli attacchi dei lealisti ai cattolici, tra cui quello contro Margareth Thatcher nell'ottobre del 1984 a Brighton. In quello stesso anno Gerry Adams assunse la guida del Sinn Féin e ne promosse una profonda trasformazione.

 

Google

 

   


Copyright © irlanda.cc