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L'Act of Union (l'abolizione del parlamento irlandese) |
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La classe dirigente protestante, preoccupata dai continui tentativi di insurrezione in Irlanda, decise di abolirne iParlamento. Nel 1800 il Governo Britannico varò l'Act of Union, con il quale Westminister otteneva di nuovo il potere di legiferare sulle questioni irlandesi. Questo atto sancì l'unione politica tra il parlamento Britannico e quello Irlandese. Era nato il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. L'Act fu caldeggiato da molti ricchi cattolici irlandesi, convinti che solo attraverso l'intermediazione britannica fosse possibile una migliore tutela dei loro interessi, tutela che certamente non avrebbero potuto ottenere rimanendo sottomessi ad una minoranza protestante. In cambio il primo ministro inglese William Pitt aveva promesso loro di sospendere l'ultima delle leggi penali, che in gran parte erano già state abrogate prima del 1793. Fu così che il parlamento irlandese votò il proprio scioglimento e circa 100 deputati si trasferirono alla camera dei Comuni di Londra. Questo provvedimento mirava a stringere ancora di più i legami tra i due paesi ma la spinta autonomistica era così forte tra gli Irlandesi e così saldamente legata alla questione dell'emancipazione dei cattolici, che le rivolte continuarono rendendo ancora più scottante la questione dei rapporti tra Inghilterra ed Irlanda. La situazione dei contadini cattolici non era mai stata così penosa e molti furono costretti ad emigrare. Nel 1803 a Dublino scoppiò ancora una ribellione, guidata da Robert Emmet, ex membro degli Irlandesi Uniti. I ribelli erano numericamente deboli e furono presto sconfitti, Emmet catturato, processato e giustiziato. |