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Nel 1988 con l'avvento di John Major alla guida del governo inglese, qualcosa cominciò a cambiare. Il nuovo premier si convinse che una soluzione del problema irlandese poteva essere intrapresa solo attraverso un dialogo aperto con il Sinn Fein di Jerry Adams. Importante (sul piano degli equilibri internazionali) si rivelò anche l'elezione a presidente degli Stati Uniti di Bill Clinton, il quale cominciò ad interessarsi direttamente al problema dell'Irlanda del Nord. Fondamentale fu anche l'intervento del presidente della Repubblica irlandese Albert Reynolds, sino ad allora escluso da tali trattative. Si arrivò così al 31 agosto 1994, giorno in cui l'IRA, interrompendo un periodo di lotta armata durato 25 anni, proclamò il cessate il fuoco unilaterale e senza limiti di tempo. Nelle settimane successive anche le più importanti organizzazioni paramilitari protestanti cedettero le armi. Tuttavia, dopo qualche mese, il tentativo di avviare un dialogo tra cattolici e protestanti si arrestò un'altra volta a causa della richiesta del disarmo preventivo dell'IRA da parte di Major, senza il quale non si sarebbe avviata nessuna trattativa. L'IRA non accettò alcun tipo di condizione e tornò a dividersi. Dalla parte provisional si staccò la cosiddetta Real IRA, di stampo più oltranzista, che decise, il 9 febbraio 1996, di interrompere il cessate il fuoco con un attentato nel quartiere londinese di Canary Wharf. Le trattative vennero riprese nel giugno successivo, favorite anche dalla vittoria dei laburisti di Tony Blair (per tradizione meno legati all'unionismo nordirlandese), oltre che dall'intervento di Bill Clinton, sollecitato dalla lobby irlandese statunitense. Il 19 luglio 1997 l'IRA annunciò una nuova tregua; la prima fase delle nuove trattative, alle quali prese parte in veste ufficiale anche il Sinn Féin, si concluse nell'aprile del 1998 con lo storico Accordo di Stormont (o del "venerdì santo"). L'accordo sanciva la rinuncia territoriale della Repubblica irlandese sull'Ulster; prevedeva il ripristino di un'assemblea nordirlandese che restituisse all'Ulster il diritto all'autogoverno; introduceva un consiglio nord-sud per favorire la cooperazione tra le due Irlande. Il trattato prevedeva inoltre la liberazione dei membri delle organizzazioni paramilitari nordirlandesi. Le elezioni si sarebbero svolte in base al sistema proporzionale e non in base al maggioritario britannico, per evitare che una maggioranza semplice di protestanti potesse governare, prescindendo dalla minoranza cattolica. Nel maggio dello stesso anno, l'accordo veniva approvato all'unanimità da un referendum popolare. |