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Nel ventennio successivo la causa dell'emancipazione cattolica in Irlanda ebbe uno strenuo difensore in Daniel O?Connell, giovane avvocato, nazionalista convinto e contrario alla violenza, conosciuto anche come "The Liberator". O?Connell fondò nel 1823 la Catholic Association un movimento pacifico che si proponeva di ottenere l'uguaglianza politica per i cattolici e che mobilitò in Irlanda ed in Inghilterra grandi folle di simpatizzanti Irlandesi. O?Connell mirava ad ottenere l'abrogazione dell'Union, una nuova riforma agraria, il reinsediamento del parlamento d'Irlanda e il diritto dei cattolici di presentarsi alle elezioni. Nel 1829 egli ottenne il primo grande successo quando riuscì a farsi eleggere presso la Camera dei Comuni, costringendo in tal modo il governo di Londra a modificare la legge che impediva ai deputati cattolici l'accesso in Parlamento (Catholic Emancipation Act). Finalmente il governo dell'Irlanda assumeva una connotazione che rispecchiava più fedelmente la realtà sociale del Paese. Circa dieci anni dopo O?Connell con la Repeal Association ottenne l'abrogazione dell'Act of Union e la conseguente ricostituzione del parlamento irlandese. Alle adunate di protesta, conosciute come monster meetings, che organizzava in giro per il Paese, O?Connell attirava grandi folle di partecipanti, scatenando la preoccupazione del Governo. Nell'ottobre del 1843 gli Inglesi vietarono il raduno di Clontarf, nelle vicinanze di Dublino ed O?Connell, sebbene incitato dai suoi sostenitori ad andare avanti, sciolse il raduno. Nel 1844 venne arrestato; liberato dopo qualche mese tornò a Derrynane dove si scontrò con il movimento della Young Ireland, formata da un gruppo di suoi sostenitori che, delusi dai risultati ottenuti con i mezzi pacifici, intendevano fare ricorso a metodi più violenti per la causa dell'indipendenza. O?Connell morì quattro anni dopo, nel 1847, mentre in Irlanda si abbatteva una delle più terribili carestie che si siano mai registrate in tempo di pace. I contadini irlandesi, in prevalenza cattolici, non erano proprietari delle terre che coltivavano ed erano costretti a vendere la quasi totalità dei raccolti di cereali allo scopo di pagare gli altissimi canoni di affitto. La patata era la loro unica fonte di nutrimento, ecco perché quando nel 1845 i raccolti andarono completamente distrutti a causa della peronospora, le conseguenze sulla popolazione furono catastrofiche, di fronte alla quasi totale indifferenza del Governo Britannico. Il primo effetto della carestia fu il forte calo demografico, senza paragoni in Europa, caratterizzato oltre che dalla mortalità per le malattie e la mancanza di cibo, anche dall'emigrazione in massa che continuò per i 100 anni successivi. Il censimento del 1841 aveva accertato l'esistenza di 8 milioni e trecentomila Irlandesi; il censimento del 1851 registrò invece come totale della popolazione dell'Isola solamente 5.800.000. Il secondo grave effetto lo ebbe sulla cultura: infatti la carestia, pur colpendo anche Belfast e Dublino, fu devastante soprattutto nell'Ovest dell'Isola, in cui la popolazione parlava compattamente l'Irlandese. Questo causò dal 1845 in poi l'abbandono della lingua irlandese a favore di quella Inglese e questo avvicendarsi di lingue, senza esempi comparabili in Europa, avvenne nell'arco di una sola generazione. |